Dipendenze

Nella società “liquida” post-moderna, una delle più frequenti forme di disagio relazionale viene identificata con il termine di dipendenza.

L’oggetto della dipendenza non riguarda sempre e solo le sostanze d’abuso definite generalmente droghe, ma anche comportamenti socialmente accettati che assumono valenza patologica in quanto arrivano ad incidere sul funzionamento della persona. Dove si crea un vuoto, un’assenza (di passioni, stimoli, attività collettive) si cerca di colmarla con un sostituto che possa apportare sollievo. Interessano relazioni, stili di vita, consumi e si legano al rapporto che il soggetto ha con la realtà ed agli stili di attaccamento sviluppati con le figure di accudimento.

Questi comportamenti hanno la caratteristica di essere ripetitivi ed eccessivi al punto da diventare disfunzionali e, talvolta, problematici.

Alcuni esempi possono riguardare le tecnologie, le attività lavorative, la sfera sociale e relazionale (“dipendenza affettiva”), il raggiungimento di standard estetici elevati (chirurgia estetica), esercizio fisico, shopping…

A proposito della “dipendenza affettiva”, in un tempo lontano dalla società “liquida” in cui ci troviamo oggi, Ovidio introduceva la tematica “non posso vivere né con te, né senza di te” (Amores, 19-24 A.C.). La “love addiction” viene nominata per la prima volta nel 1986 da Robin Norwood nel suo libro “Donne che amano troppo”, in riferimento alle caratteristiche che l’autore definiva “dangerous love”.

E’ importante sapere che la relazione terapeutica, oltre a permettere un percorso di consapevolezza del proprio funzionamento e di miglior lettura delle proprie emozioni, è utile per ripristinare nuova modalità relazionale, più funzionale, con noi stessi, con il mondo circostante e con le persone a noi care.

Nella società “liquida” post-moderna, una delle più frequenti forme di disagio relazionale viene identificata con il termine di dipendenza.

L’oggetto della dipendenza non riguarda sempre e solo le sostanze d’abuso, definite generalmente droghe, ma anche comportamenti socialmente accettati che assumono valenza patologica in quanto arrivano ad incidere sul funzionamento della persona. Dove si crea un vuoto, un’assenza (di passioni, stimoli, attività collettive) si cerca di colmarla con un sostituto che possa apportare sollievo. Interessano relazioni, stili di vita, consumi e si legano al rapporto che il soggetto ha con la realtà ed agli stili di attaccamento sviluppati con le figure di accudimento.

Questi comportamenti hanno la caratteristica di essere ripetitivi ed eccessivi al punto da diventare disfunzionali e, talvolta, problematici.
Alcuni esempi possono riguardare le tecnologie, le attività lavorative, la sfera sociale e relazionale (“dipendenza affettiva”), il raggiungimento di standard estetici elevati (chirurgia estetica), esercizio fisico, shopping…

A proposito della “dipendenza affettiva”, in un tempo lontano dalla società “liquida” in cui ci troviamo oggi, Ovidio introduceva la tematica “non posso vivere né con te, né senza di te” (Amores, 19-24 A.C.). La “love addiction” viene nominata per la prima volta nel 1986 da Robin Norwood nel suo libro “Donne che amano troppo”, in riferimento alle caratteristiche che l’autore definiva “dangerous love”.

E’ importante sapere che la relazione terapeutica, oltre a permettere un percorso di consapevolezza del proprio funzionamento e di miglior lettura delle proprie emozioni, è utile per ripristinare nuova modalità relazionale, più funzionale, con noi stessi, con il mondo circostante e con le persone a noi care.