Disturbi del comportamento alimentare

I disturbi del comportamento alimentare sono caratterizzati da una alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo: i comportamenti tipici possono essere la diminuzione dell’introito di cibo, digiuno, comportamenti bulimici (ingerire una notevole quantità di cibo in un breve lasso di tempo), condotte eliminatorie (vomito) e compensatorie (intensa attività fisica), uso di anoressizzanti, lassativi o diuretici allo scopo di controllare il peso.

Esistono dei criteri diagnostici che indicano in quali circostanze tali comportamenti debbano intendersi come patologici, infatti molte persone possono ricorrere ad alcuni di questi comportamenti senza tuttavia avere un disturbo del comportamento alimentare.

I principali disturbi classificati dal DSM-V sono:
-Anoressia Nervosa;
-Bulimia Nervosa;
-Disturbo da alimentazione incontrollata (Binge Eating Disorder).

In ottica relazionale, i disturbi del comportamento alimentare tendono a svilupparsi all’interno della semantica del potere, in famiglie in cui la posizione di uno può essere assunta solo in relazione alla posizione dell’altro (vincitore/perdente). In queste famiglie viene data estrema considerazione al giudizio degli altri, alle apparenze sociali e si esaspera il confronto competitivo con l’altro: l’altro è centrale per la definizione di sé stessi. Si ha, spesso, la percezione che le differenze siano illegittime: la differenziazione viene inconsapevolmente ostacolata e la famiglia risulta caratterizzata dall’invischiamento.

Si tende, generalmente, ad oscillare tra desiderio di conferme/approvazione e la paura di venire disconfermati, con il risultato di una vaga e indefinita percezione di sé da parte dei membri della famiglia. Attraverso vomiti e digiuni – che determinano un’intensificazione del rapporto con le figure di attaccamento – si tenta di mantenere una posizione all’interno del sistema familiare e del contesto sociale di appartenenza, seppur a caro prezzo.

In età adolescenziale ritengo opportuno lavorare insieme all’intero nucleo familiare predisponendo un percorso di psicoterapia familiare. In età adulta, il percorso psicoterapeutico individuale può prevedere, quando possibile, la convocazione dei membri della famiglia d’origine. Nelle situazioni più complesse e clinicamente a rischio clinico richiedo la collaborazione a Neuropsichiatri e Psichiatri delle società Medinext e NeXt Salute & Servizi (utile per valutare inserimento in contesti di presa in carico residenziale o semi-residenziale) e Nutrizionisti.